INTERVISTA ALL'AUTORE: "EMMA J. CROFT"
Oggi ospitiamo per la nostra rubrica Intervista all'Autore, l'autrice Emma J. Croft.
INTERVISTA ALL'AUTORE
Salve a tutt*! Che dire di me? Sono una fangirl. È la primissima parola che mi viene in mente per definirmi. Sono cresciuta con le storie prima ancora che iniziassi a leggere e scrivere (mio padre leggeva per me ogni sera) e ho iniziato a iperfissarmi su personaggi, racconti, e ship prima ancora di sapere cosa significasse e scoprire i fandom. Quelli sono arrivati verso i dodici anni (cioè più o meno quando ho iniziato a usare internet) e dopo vent’anni sono ancora impantanata lì. E ho intenzione di rimanerci per i prossimi venti almeno. Perché le ship e i fandom sono quelli che mi hanno formata e trasformata in una scrittrice. Avrò sempre un debito con loro, con tutte le bellissime persone che li popolano.
Nella vita reale, invece, mi fingo – male, molto male! – una persona seria e lavoro in editoria ormai da una decina d’anni. Ma non solo. Ho avuto un percorso particolare, tanto che mi sembra di aver vissuto vite diverse: sono stata una musicista (ho studiato violino per 16 anni, finendo persino per diplomarmi in conservatorio), un’archeologa (sono laureata in archeologia classica), ho collaborato con un teatro come sceneggiatrice di un programma web, e altro ancora. Mi piace cambiare, sperimentare, ma alla fine il mio grande amore, quello a cui resto fedele, resta sempre la scrittura.
2) Come è nata la tua passione per la lettura? E quella per la scrittura?
Credo di aver già in parte risposto nella domanda precedente, ma vado un po’ più nello specifico. L’amore per la lettura credo sia nato quando ero praticamente in fasce e mio padre mi leggeva ogni giorno una storia, spesso anche assecondando le mie richieste (era facile che mi fissassi con una storia e gli chiedessi di rileggermela varie volte). Poi, quando avevo ormai imparato a leggere, mi sono imbattuta in “Piccole Donne” di Louisa May Alcott. E me ne sono innamorata perdutamente. Sono proprio il cliché della scrittrice che ha iniziato a scrivere perché voleva essere Jo. Jo portava i capelli corti? Allora dovevo farlo anch’io. Jo scriveva? Allora dovevo farlo anch’io. La cosa divertente? In realtà non sono mai stata Jo, ma sono il ritratto sputato di sua sorella Amy. E sono felice così.
3) Quanto tempo dedichi alla scrittura durante il giorno?
Dipende da tantissimi fattori. Inoltre dipende anche da cosa si intende per scrittura. Io scrivo costantemente per lavoro, per quanto riguarda i miei progetti purtroppo non posso essere costante quanto mi piacerebbe. Quando sto lavorando a un romanzo, comunque, cerco di ritagliarmi sempre almeno un’oretta per dedicarmi solo a quello.
4) Quando scrivi solitamente preferisci il silenzio assoluto o ascolti della musica?
Silenzio. La musica purtroppo tende a distrarmi, finisco per mettermi a cantare o comunque mi concentro sulle parole della canzone piuttosto che su quelle che devo scrivere. Va un po’ meglio con la musica classica, ma anche lì finisco a canticchiare le note, perché avendo l’orecchio assoluto, praticamente è come se ascoltassi una canzone. Tuttavia la musica è comunque fondamentale per la mia scrittura, come spiegherò rispondendo alla prossima domanda!
5) I tuoi romanzi hanno delle colonne sonore?
Sì, sempre. Già prima di iniziare a scrivere, quando sono nella fase di progettazione, scelgo alcune canzoni con cui mi fisso e che ascolto in loop. Mi servono a entrare nel mood della storia, mi aiutano tantissimo nella scrittura e spesso le ascolto proprio prima di mettermi a scrivere. Poi comunque ogni mio romanzo ha le sue belle playlist su Spotify!
In realtà è una domanda complessa. Qualche anno fa avrei risposto senza esitazione Marc Levy, che ho scoperto il giorno del mio sedicesimo compleanno e da allora per oltre una decina d’anni è stato effettivamente il mio autore preferito. Tuttavia non credo che attualmente le cose che scrive siano ancora completamente nelle mie corde. Continuo ad amarlo e a stimarlo come autore, ma siamo cambiati entrambi e i suoi nuovi libri non riesco ad apprezzarli come quelli che mi hanno accompagnato durante l’adolescenza e durante i miei vent’anni. Non sembra più che parlino a me.
Credo che attualmente sia Casey McQuiston l’autor* che più mi rappresenta e che più mi piace, assieme ad altr* due autor* queer, Alison Cochrun e Meryl Wilsner.
Per quanto riguarda il libro preferito tecnicamente è “Via col vento" di Margaret Mitchell, ma attualmente sono ossessionata da “I sette mariti di Evelyn Hugo" di Taylor Jenkins Reid, penso che sia il libro migliore che io abbia letto negli ultimi anni.
7) Se potessi cambiare qualcosa della storia ormai pubblicata, lo faresti? Se sì, perché? (Raccontacelo nei limiti dello spoiler)
Sinceramente? No. Non perché siano perfetti, anzi, ma perché quelle storie sono state scritte così, pensate così e ci abbiamo lavorato tantissimo con UNO Collettivo. È stato un lavoro di squadra e sono molto soddisfatta del risultato.
Posso fare di meglio? Spero di sì, ma con le prossime storie che scriverò.
8) Ti sei ispirato a qualcuno per la descrizione fisica/caratteriale del tuo/dei tuoi personaggio/i?
Sì. Non è un segreto che Andy Hale e David McCartney, i protagonisti della dilogia “Someone to Lean On" e “Someone to Hold" sono basati rispettivamente su Gary “Eggsy" Unwin e Harry Hart di “Kingsman", saga cinematografica di cui io sono grande fan. Quindi a livello fisico Andy è ispirato a Taron Egerton mentre David a Colin Firth. A livello caratteriale, pur riprendo alcune caratteristiche dei personaggi di Kingsman, hanno poi subito un intenso lavoro di trasformazione, diventando personaggi completamente originali.
9) Che consiglio daresti a chi vorrebbe pubblicare il suo primo libro?
Che la pubblicazione non deve essere presa alla leggera e che bisogna valutare bene. Consiglio di informarsi, frequentare gruppi, chiedere consiglio ad altri autori e a professionisti (se possibile), e ricordarsi che nel momento in cui il libro viene pubblicato e viene venduto (quindi gli si mette un prezzo e le persone devono spenderci soldi per comprarlo) si deve avere a che fare con un prodotto professionale (e l’autore è considerato un professionista). Lo so che spesso è un mestiere che paga poco, e che è difficilissimo farlo come attività principale (o addirittura come unica attività), tuttavia è comunque un lavoro professionale e come tale deve essere trattato. Se si fa come hobby, invece, ci sono altre vie per farsi leggere (e magari farsi le ossa e capire se si vuole pubblicare poi in maniera professionale), come ad esempio le piattaforme come Wattpad.
10) È il momento dello “Spot Time". Perché i lettori dovrebbero acquistare il tuo romanzo?
Non sono per niente brava a pubblicizzarmi, ma ci provo! La mia dilogia, “Someone to Lean On" e “Someone to Hold", è una storia queer, mm per la precisione (quindi tra due uomini), con un forte age gap (ben 26 anni di differenza d’età) e che tratta temi piuttosto complessi come l’elaborazione del lutto e la dipendenza dall’alcol. Ma parla anche di seconde opportunità e di relazioni interpersonali e familiari, di amicizie e ovviamente di amore (è un romance in tutto e per tutto).
Diciamo che se vi piace l’angst, il mutual pining, lo slow burn e l’age gap e una buona dose di romanticismo, questa è proprio la storia che fa per voi!