RECENSIONE: "BERENICE" di Cristiano Montanari - DZ EDIZIONI
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Ιͺκ±α΄α΄α΄Ιͺα΄α΄ κ°α΄Κα΄α΄α΄ α΄ α΄ Ιͺκ±Ιͺα΄Ι΄α΄ΚΙͺα΄,α΄Ι΄α΄ α΄Ιͺα΄α΄Γ κ±α΄ΚΚ’α΄ΚΚα΄ α΄
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α΄ ΙͺΙ’Ι΄α΄Κα΄Κα΄.
Berenice, l’ultima cittΓ Γ¨ un romanzo che trascina il lettore in un mondo sotterraneo soffocante e magnifico, dove il fantasy urbano si intreccia con suggestioni alchemiche e politiche. Fondata all’ingresso di una caverna senza nome, Berenice non Γ¨ solo un’ambientazione: Γ¨ un organismo vivo, diviso in otto quartieri in perenne conflitto, dove la sopravvivenza Γ¨ una guerra quotidiana combattuta con mezzi tanto arcaici quanto visionari.
L’autore costruisce un immaginario potente, in cui elicotteri alchemici convivono con divinitΓ sepolte e giochi di potere degni della migliore fantapolitica. In questo scenario si muove Tar, protagonista atipico e profondamente umano: uno scagnozzo di periferia che, quasi per errore, innesca una catena di eventi piΓΉ grande di lui. Il suo percorso Γ¨ quello del classico antieroe, costretto a crescere e a scegliere, mentre la cittΓ lo spinge sempre piΓΉ a fondo nei suoi recessi piΓΉ oscuri.
Il ritmo del romanzo Γ¨ serrato e ambizioso. Ogni quartiere, fazione o “sorellanza universitaria” aggiunge un tassello a un mosaico narrativo complesso, che non ha paura di osare. Particolarmente riuscita Γ¨ la figura di Musa, ultima erede del passato di Berenice: simbolo di memoria, speranza e condanna, il suo destino Γ¨ indissolubilmente legato a quello della cittΓ .
Berenice, l’ultima cittΓ non Γ¨ una lettura semplice o consolatoria. Γ un racconto cupo, stratificato, che riflette su potere, disuguaglianza e inevitabilitΓ del cambiamento. L’apocalisse aleggia costante, non come colpo di scena finale, ma come presenza inevitabile che accompagna ogni pagina.
Un romanzo consigliato a chi ama i mondi complessi, le atmosfere claustrofobiche e le storie in cui la salvezza ha sempre un prezzo. In fondo, a Berenice, nulla Γ¨ davvero al sicuro. Nemmeno il futuro.



