mercoledì 3 giugno 2020

RECENSIONE: "ROGOREDO, LA RAGAZZA DEL BOSCO" di Michele Agosteo




Buon Mercoledì Wolves.
La nostra Dott.ssa Biotech ha letto per noi il romanzo di Michele Agosteo "Rogoredo, la ragazza del bosco".
A voi le sue impressioni.


In questo breve romanzo, l’autore accompagna il lettore nel mondo della tossicodipendenza riuscendo a descrivere non solo i luoghi, le figure e le problematiche, ma anche le fragilità più nascoste di chi, vivendo nella tossicodipendenza, teme il giudizio, si vergogna del suo stato e cerca di mostrarsi anche per quello che non riesce ad essere. In particolare, la protagonista della vicenda, non è solo la giovane che frequenta il bosco della droga mischiandosi a loschi figuri, ma anche la ventenne che desidera avere un aspetto curato e delicato che ogni giovane donna vorrebbe avere.

Una storia ambientata nei pressi del Bosco della droga di Rogoredo a Milano. Una delle più grandi aree di spaccio d'Italia.

“Rogoredo, la ragazza del bosco” è un romanzo a sfondo sociale in cui si parla di una tematica delicata e sempre attuale: la tossicodipendenza.
Il protagonista è lo stesso Michele, autore del romanzo, che casualmente un giorno nei pressi della stazione Rogoredo di Milano conosce Martina (nome di fantasia per motivi legati alla privacy), una ragazza poco più che ventenne, che abitualmente si reca nel boschetto adiacente alla stazione, chiamato “Bosco della droga” o semplicemente “Bosco”, in cui avviene indisturbato lo spaccio di droga. Attraverso il suo racconto, l’autore riesce a farci vedere, attraverso gli occhi di chi non fa uso di sostanze, i conflitti interiori di chi ha una dipendenza, che vorrebbe essere forte, ma che alla fine sceglie sempre la strada più facile.

Quella della tossicodipendenza è una tematica delicata, dalle mille sfaccettature, di cui si parla sempre con timore, non sapendo bene fino a che punto potersi spingere per non urtare la sensibilità altrui. L’autore riesce benissimo a raccontarci il mondo della dipendenza da sostanze, soffermandosi maggiormente su quelli che sono gli aspetti più comuni osservati nelle persone che ne fanno uso: insicurezza, bugie, richieste continue di soldi, il voler sembrare a tutti i costi diversi da ciò che si è.

Esistono due classi di persone che fanno più facilmente uso di sostanze: persone “ricche”, che il più delle volte iniziano ad usarne perché viziati, per noia o semplicemente per dare un pò di brio alla loro vita; ragazzi/adolescenti, per lo più, a volte per sentirsi “fighi” agli occhi degli altri, a volte perché si trovano a fare i conti con le diverse sfide che la vita gli mette di fronte, e non avendo la forza di lottare trovano nelle sostanze una temporanea via di scampo.

La maggior parte degli adolescenti che cadono in questa rete molto spesso ha delle situazioni familiari non proprio idilliache: hanno un solo genitore perché l’altro è morto oppure se ne è andato abbandonando coniuge e prole (quelli per il lutto e per l’abbandono sono tra i dolori più difficili da superare), hanno genitori che passano tutto il tempo a litigare anche davanti a loro, o che si sono separati in malo modo, o che semplicemente vivono la loro vita come se non avessero figli, non seguendoli e molto spesso abbandonandoli a loro stessi. Ma capita anche il contrario: ragazzi di buona famiglia che si convincono a provare a volte per curiosità, a volte perché spinti da compagnie che sono già nel giro della droga. Banalmente si comincia a provare con frasi del tipo “Ma si, cosa potrà mai succedere di male, in fondo è solo uno spinello”, ignari del fatto che se non si ha la forza di volontà necessaria a fermarsi quando ancora si è in tempo, presto l’effetto dello spinello non basterà più, e si vorrà sempre di più, bisogno che inevitabilmente spinge verso sostanze con effetti sempre più forti.
Una volta entrati nel mondo della tossicodipendenza è molto difficile uscirne, e ci si porta dietro anche il peso del pregiudizio. Da sempre chi fa abuso di sostanze viene giudicato male dalla società, viene visto come un vero e proprio “cancro” da estirpare, e raramente ci si sofferma a pensare che prima di essere tossicodipendenti sono delle “persone”, proprio come noi, e che forse hanno solo bisogno di aiuto. Ma aiutarle si può rivelare un compito arduo, perché in primis, come ci insegna il famoso proverbio “aiutati che Dio ti aiuta”, occorre innanzitutto che siano loro a voler essere aiutati. Aiutare una persona con una dipendenza patologica è molto difficile, perché bisogna resistere ai repentini cambi di umore, che passano dall’apatia alla disforia all’aggressività in una frazione di secondo. Inoltre, poiché mentono con una gran facilità, bisogna cercare di capire quelle che sono le loro reali intenzioni, cosa non facile, e la sfida più ardua è capirlo proprio quando chiedono soldi per poter mangiare, prendere un treno/metro/autobus o per comprarsi dei vestiti, perché c’è una grande probabilità che quei soldi vengano spesi per acquistare una o più dosi. State pur certi che se una persona con una dipendenza patologica si ritrova tra le mani 20 € e una gran fame, spenderà quei soldi per la droga e non per mangiare, eppure non riuscirebbero a fare lo stesso sacrificio al contrario, ovvero rinunciare alla droga per procurarsi da mangiare.

D’altronde, come afferma il titolo del famosissimo romanzo “Nessuno si salva da solo”, tentare di uscire da soli da questo mondo è un’impresa ardua, bisogna avere una gran forza di volontà e determinazione, ecco perché spesso la strada per uscire dall’inferno è più sopportabile se si ha qualcuno accanto che crede in te, che ti sprona e ti motiva, che ti fa vedere che al di fuori ci sono tutto un mondo e una vita da vivere. Una volta usciti da giro, ovviamente, non si è fuori pericolo, c’è un enorme rischio di ricaderci dentro, ed è qui che entra in gioco la forza di volontà per fare in modo che ciò non accada.

Michele è riuscito a descrivere il mondo della tossicodipendenza con semplicità, ricchezza di particolari e soprattutto con estrema delicatezza.

Il libro è strutturato come un diario, in piccoli capitoli che hanno come titolo la situazione che ci verrà raccontata. La scrittura è molto semplice e scorrevole, il linguaggio è semplice e immediato, così da far arrivare subito al lettore il messaggio. La lettura è molto coinvolgente, i personaggi sono caratterizzati molto bene, soprattutto quello di Martina, che ci viene descritta sia dal punto di vista estetico sia da quello dei comportamenti, dell’umore e dei rapporti con la sua famiglia.

Il luogo in cui si svolge la maggior parte del racconto è il boschetto sito nelle vicinanze della stazione di Rogoredo a Milano, luogo in cui si svolge la compravendita di sostanze di ogni tipo, e che fu “sanificato” nel 2016 dopo una retata in cui furono arrestati gli spacciatori, ma subito lo spaccio ha ripreso vita, infatti Michele incontra Martina nel 2018 e la frequenta fino al momento in cui in Italia scoppia l’epidemia da Covid. Sono molto curiosa di sapere se ci sarà un seguito di questo libro dopo la fine della pandemia, perché la storia di Martina mi ha toccata nel profondo.

Questo libro ha fatto sorgere in me diversi interrogativi. Come ci si può lasciare andare in questo modo, buttare la propria vita quando si potrebbe avere tutto ciò che si desidera? Come si fa a non rendersi conto che se si è in buona salute si è molto fortunati, perché si può fare qualcosa nella propria vita, e invece si sceglie di buttare via tutto con estrema facilità, senza riflettere per un momento sul fatto che ci sono persone che invece hanno le settimane o i giorni contati e che si vedranno negata per volontà del fato quella vita che tanto vorrebbero poter vivere? Come si può non pensare che di vita ne abbiamo una sola, che una volta persa non si può schiacciare il tasto “replay”, non si può tornare indietro e non si può vivere una seconda volta per fare scelte diverse, ma che quelle scelte possono essere fatte solo in questa che abbiamo adesso?

Insomma, “Rogoredo, la ragazza del bosco” è stata una lettura molto stimolante, che fa nascere interrogativi nel lettore, che gli fa provare pena e tristezza per Martina, per la sua situazione, per il fatto che anche con tutto l’aiuto che Michele le dà, sacrificando i suoi bisogni pur di aiutarla ad uscire da quel mondo, Martina sembra non rendersene conto.

Una lettura che mi sento di consigliare a tutti, soprattutto a chi spesso disprezza queste persone, per fargli capire quanto invece siano deboli e bisognose di aiuto.

Nessun commento:

Posta un commento