RECENSIONE: "L'ANGELO DELLA MORTE" di Robert Bryndza - NEWTON COMPTON EDITORI


Una morte “naturale”. Una firma lasciata in scena. E una verità che qualcuno vuole seppellire.

Con L'angelo della morte, Robert Bryndza ribalta le regole del gioco: niente caccia al colpevole… ma un viaggio disturbante dentro la mente di chi colpisce.

Erika Foster torna, più fragile, più umana, più vera che mai. E mentre il sistema prova a chiudere gli occhi, una killer chiamata Annabelle costringe tutti — anche noi lettori — a fare i conti con ciò che è giusto… e ciò che è comprensibile.

Questa è una di quelle storie che non ti chiedono da che parte stare.
Te lo fanno mettere in discussione.

✨ Se ami:

🖤protagoniste imperfette e tridimensionali
🔥 tensione psicologica che cresce pagina dopo pagina
🌑 segreti scomodi e verità che fanno male
⚖️ storie dove il confine tra bene e male si confonde



Ciao, per prima cosa voglio ringraziare le amiche del blog Gli occhi del Lupo per questa opportunità di collaborazione.

Partiamo da una premessa, ho voluto leggere questo libro perché sono un amante del genere (anche di altri 🙂), e appena ho visto la disponibilità per la collaborazione mi sono fiondata. Non ho letto ancora tutti i libri dell'autore ma sono in fase di recupero, avevo iniziato qualche anno fa con i primi e mi erano piaciuti, poi per varie vicissitudini legate alla TBR sempre più lunga mi sono un po' persa (alzi la mano chi non si è mai trovata in questa situazione, o come si dice in gergo, chi è senza peccato scagli la prima pietra)


Ma partiamo o posso andare avanti ore: se state cercando il classico thriller dove la detective tosta insegue il maniaco cattivissimo e il lettore tifa compatto dalla parte della legge, beh, L'angelo della morte vi farà venire un mal di testa. Perché in questo romanzo, a un certo punto ammetto la mia colpa vostro onore, mi sono trovata a pensare se non fosse il caso di fare il tifo per la killer. 


Ma partiamo dalla protagonista: Erika Foster è una Ispettrice Capo della Metropolitan Police di Londra nata in Slovacchia, che da otto romanzi si trascina dietro il trauma mai del tutto rimarginato della morte del suo grande amore Mark, caduto in un'operazione andata male.


La trama parte con un colpo basso. Erika è a cena fuori col fidanzato Igor, per una con il suo lavoro un momento raro, quando si imbatte, praticamente per caso, in una scena del crimine. Dentro c'è un deputato conservatore di nome Neville Lomas, nudo, legato al letto con nodi decisamente non amatoriali, nastro adesivo sulla bocca. Un bel quadretto, insomma.

Il problema? Prima ancora che Erika possa tirare fuori il taccuino, arrivano in forze gli uomini in abito grigio della Met. Morte naturale, dicono. Chiudete tutto. Voltate pagina.

Peccato che due mesi dopo una star della Premier League viene trovato legato esattamente allo stesso modo. E su ogni scena del crimine compare una Polaroid firmata ANNABELLE, tanto per non lasciare dubbi che sia opera della stessa persona. A quel punto le telecamere di sorveglianza sputano fuori l'enigma che dà il via al vero meccanismo del romanzo: cinque donne identiche sono andate a casa del calciatore, si avete capito bene dall'immagine sembrano avere lo stesso volto, e si inizia a vociferare di una sex worker che possiede abbastanza informazioni compromettenti da far sudare freddo metà dei piani alti della città. Aggiungiamo poi che si collega anche l'omicidio di un direttore Casting di qualche mese prima e il piatto è servito.


Qui entra in scena il colpo di genio strutturale di Bryndza. I capitoli si alternano tra il POV di Erika, che deve combattere contemporaneamente il killer, i suoi superiori (che chiaramente stanno proteggendo qualcuno, per usare le sue parole, "un dinosauro", e quelli di "Annabelle", la killer la cui storia ci appassiona passo passo. 

Il punto è che Bryndza ti costringe a stare dentro la testa di questa donna. Ti racconta, poco per volta, da dove viene. Gli abusi. Lo sfruttamento. Il silenzio complice di un sistema che ha protetto i suoi aguzzini invece che 


Uno degli aspetti che ho apprezzato di più è che Erika in questo libro è vecchia. Non nel senso da pensionamento, per carità. Vecchia nel senso che è arrivata a un punto in cui si guarda attorno, vede colleghi ventenni con il cellulare incollato in mano, si sente fuori posto, e si chiede seriamente se ne valga ancora la pena. Quante volte l'avete letta, una cosa così, in un thriller commerciale? Di solito i protagonisti di queste saghe restano congelati nel tempo come pesci in un freezer, sempre uguali, sempre al top. Bryndza invece ha il coraggio di farla invecchiare, di darle un fidanzato normale, di metterle un figliastro adolescente tra i piedi, di farle venire i dubbi da 49+1.


Bryndza ha uno stile teatrale, nel senso che i capitoli cono tagliati come scene di uno spettacolo, con entrate e uscite precise. 

Il rovescio della medaglia, ovviamente, esiste. Visto che conosci il punto di vista della killer fin dall'inizio, la classica caccia all'uomo va in fumo, non stai cercando di indovinare chi, stai aspettando di capire come verrà presa e chi c'è dietro la cospirazione istituzionale. Per alcuni è un limite, per me è un pro. 


Ma la domanda è: ne vale la pena?
Riassumendo brutalmente: sì, se vi piacciono i thriller con protagoniste femminili tridimensionali, se non vi spaventa che la killer sia un personaggio con cui entrerete in empatia. Sì, sì e sì. Il mio voto sincero è 4 zampe su 5. Non è letteratura alta, non vincerà premi Nobel o lo Strega (ma ne abbiamo bisogno per questi libri?), ma è esattamente quello che promette di essere: un thriller intelligente, ben congegnato, con un'anima politica più forte del solito e un'antagonista che vi resterà in testa per un po'.