giovedì 10 gennaio 2019

RECENSIONE: "LA FINCA CUBANA" di Martina Della Ragione



Quale incantesimo tiene strette una madre a una figlia lontana? Quale irragionevole legante, se non la vita, può amalgamare i colori, i sapori, i ritmi e le atmosfere senza tempo di L’Avana alla piccola Zocca, piena di neve per parecchi giorni all’anno e incastonata sull’Appennino emiliano?

Quando all’improvviso le vicende di una finca, la tipica tenuta spagnola, assumono le fattezze di una saga familiare degna di testimonianza e racconto, l’ingrediente può essere uno solo: l’amore.

La finca cubana è amore declinato in tutti i possibili sembianti. Sono le pennellate fluide e i colori sgargianti, è magia, la musica e le emozioni di chi, come l’autrice, Cuba l’ha vissuta davvero.
La finca cubana è un viaggio intersentimentale, prima ancora che intercontinentale, è uno scrigno di emozioni danzanti e sentimenti travolgenti. Una lettera d’amore. Di madre in figlia.

Spesso, chi si riempie l’esistenza di beni e obbiettivi materiali è emotivamente più vuoto di chi, tenendo un profilo basso, si immerge nelle attività pratiche, magari condividendole con gli altri.

Chi mi conosce lo sa che in un libro cerco qualcosa che mi sappia coinvolgere in tutto e per tutto; che sia un fantasy, un thriller o un romance non importa, ciò che importa è che durante la lettura io non riesca a chiudere il libro perché totalmente presa dalla storia (tanto da voler continuare imperterrita a leggere).
Questo mi è accaduto raramente nel caso di un romanzo contemporaneo; pochi autori sono riusciti a coinvolgermi emotivamente con le loro narrazioni e quando ho iniziato a leggere la storia di Diana ero molto prevenuta.
Sarà stato il modo diretto, scorrevole e curato dell'autrice di scrivere questa sorta di diario o la storia così delicata di questa donna forte ma al contempo fragile, eppure "La finca cubana" ha saputo destare la mia curiosità fino a coinvolgermi e impigliarmi nella sua rete.

Diana si racconta alla figlia Alma (data in adozione) in questa lunga lettera facendole conoscere le sue due vite: nel periodo invernale a Zocca, un paesino bolognese, vissuta con le sorelle gemelle Vanessa e Leila, e quella a Cuba, in estate, con la nonna e lo zio Medardo. 
Due vite diverse seppur vissute dalla stessa persona; una vita - quella in Italia - che Diana non sente sua, colpa delle sorelle che la isolano, di un padre assente e di una madre che forse sente la mancanza del suo paese natio.
Quando si rifugia nella finca ecco che ritrova il suo mondo, il suo vero essere, ed è proprio lì che incontrerà il padre di Alma con cui vivrà una storia delicata.

Punto fondamentale del romanzo è la descrizione introspettiva di Diana; veniamo a conoscenza delle sue paure e delle sue gioie, del suo dolore e del suo amore incondizionato per una terra calda e sempre festosa. 

Un romanzo che consiglio a tutti gli appassionati del genere e a chi crede che dare una seconda possibilità a chi commette un errore è sempre la cosa giusta da fare.

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